Addio alla dem Fedeli: femminista anti woke emarginata dal Pd

Scritto il 15/01/2026
da Domenico Di Sanzo

Dal sindacato al ministero, fino all'esclusione sotto la segreteria Letta

Femminista autentica, sindacalista eretica, ministra sulla graticola. E un paradosso, o forse nemmeno troppo: paladina dei diritti delle donne finita in un cono d'ombra proprio durante l'epopea del fenomeno woke, il nuovo culto parossistico del politicamente corretto che dagli Usa ha ubriacato anche la sinistra italiana. Valeria Fedeli, scomparsa ieri all'età di 76 anni, ha fatto in tempo a vivere molte vite, comunque nel segno della coerenza.

Fino al tramonto parlamentare del 2022, con l'esclusione dalle liste del Pd per le ultime elezioni politiche. Eppure, l'ex esponente della Cgil, era stata vicepresidente del Senato e ministro dell'Istruzione. La reazione, però, non fu sopra le righe. "Come avrete visto, non sono candidata al prossimo Parlamento. Proseguirò il mio impegno politico sul territorio, per continuare a cercare soluzioni che migliorino la vita delle persone, in particolare delle donne e dei giovani", il commento. Con l'impegno a partecipare alla "campagna elettorale dal territorio dove abito, a Roma, insieme a tutta la comunità delle Democratiche e dei Democratici, cercando di essere soprattutto di supporto alle nuove generazioni che credono nella politica e vogliono dare nuova forza alla sinistra riformista e al Partito Democratico". Sinistra, ma riformista. E l'aggettivo già non era a caso. Profetico, a posteriori.

Poco dopo, infatti, la nouvelle vague radical ha occupato anche il Nazareno. E, così, Fedeli, la femminista primigenia, ha osservato da lontano le evoluzioni della versione 2.0. del partito. Quella di Elly Schlein. La prima donna segretaria. Nativa di Treviglio, provincia di Bergamo, la sua storia la percorre tutta in una sinistra che sa di antico. Una vita nella Cgil. Maestra di scuola materna, inizia nella sezione della Funzione Pubblica del sindacato rosso nella turbolenta Milano degli anni '70. Nuovo decennio, altra città. A Roma dal 1982.

Dalla Capitale parte la scalata verso i vertici di Corso d'Italia. Nella direzione nazionale della Cgil negli anni '90, fino agli 2000, quando diventa segretaria della Filtea Cgil, la Federazione dei lavoratori tessili. E, anche qui, l'approdo non è un caso. Il settore del tessile era uno di quelli con la maggiore percentuale di manodopera femminile. Diritti delle donne, certo. Ma a partire dal salario. Non esattamente il woke del secondo decennio del Terzo Millennio. La ribalta mediatica arriva nel 2011, con Fedeli che è tra le promotrici del movimento "Se non ora quando?". Siamo in pieno delirio Rubygate e il bersaglio delle femministe è Silvio Berlusconi. E se Schlein è stata la prima segretaria donna degli eredi del partitone rosso, Valeria Fedeli entra in un'istantanea storica nel 2013. Durante l'elezione che portò Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica, da vicepresidente del Senato, con il "titolare" Piero Grasso a fare le veci del capo dello Stato, presiede le sedute con accanto l'allora presidente della Camera Laura Boldrini. È la prima volta per due donne. Il mese della tempesta è il dicembre del 2016.

L'ex sindacalista dei tessili diventa ministro dell'Istruzione con Paolo Gentiloni e finisce nel mirino dei cattolici del Family Day, accusata di essere promotrice di una legge che avrebbe sdoganato la teoria gender nelle scuole. Argomenti attuali, cronaca profetica. Da lì la bufera sulla presunta finta laurea inserita in Cv. Ma allora ha resistito. Fino all'esclusione dalle liste voluta dal Nazareno di Enrico Letta nel 2022.