Quel vessillo che dava fastidio alla sinistra, anti patriottica

Scritto il 02/06/2026
da Paolo Guzzanti

Sotto la bandiera tricolore hanno combattuto partigiani e repubblichini. Quei rancori incrociati nel dopoguerra. Con Ciampi è tornato motivo d’orgoglio

Alla fine, la gente si è affezionata a quel tricolore bianco rosso e verde, visto che dell’allora presidente Giuseppe Saragat, si diceva che al mattino alzava una bandiera rossa, bianca e verdicchio. Battute ormai disperse scadute nelle nebbie repubblicane.

All’inizio, poco entusiasmo popolare per il sacro vessillo, salvo il fervore partigiano garibaldino, mentre quello sabaudo restava gelido e cerimoniale. La bandiera mise radici nelle emozioni italiane fino alla guerra, precipitò col precipitare della sorte della guerra (i partigiani della Julia cantavano Bandiera Nera) e alla liberazione dai tedeschi.

Fu da allora che, malgrado comunisti e socialisti si sbracciassero a far sventolare tricolori e i combattenti di Giustizia Libertà portassero con orgoglio fazzoletti tricolori cuciti con una Singer a pedali dalla moglie di Ferruccio Parri, per riagganciarsi alla memoria del Risorgimento, la frattura arrivò.

Sotto quello stesso tricolore avevano combattuto italiani della Repubblica di Salò mussoliniana e quelli che affiancavano l’avanzata inglese e americana. Troppi tricolori nemici.

E anche la parola «patriota» che i partigiani si attribuivano, fu poi declassata alla forma sferzante di «patriottardo».

Furono messe in discussione le ragioni stesse di una bandiera comune dal Brennero a Lampedusa.

Il Partito comunista, che pure aveva scelto il tricolore nel simbolo, ospitava masse di malpancisti che rifiutavano in blocco parole che sembravano sospette come patria, bandiera, nazione e unità stessa dell’Italia, più rappezzata che unita.

E venne Bossi con la Secessione federalista e furono ancora umiliazioni per il tricolore svillaneggiato e insultato.

Chiunque abbia viaggiato negli Stati Uniti, resta stupefatto per l’uso popolare della bandiera americana buona per il picnic e per stare al vento su ogni edificio e capanna. Dopo la strage islamista dell’11 settembre del 2001, era impressionante l’esposizione della bandiera nei sobborghi musulmani di Queens. Noi italiani abbiamo dato una frenata alle emozioni sia dopo la guerra persa su due fronti (sotto il tricolore fascista combattevano personaggi come Dario Fo e Giorgio Albertazzi), sia a guerra finita quando ci fu un declassamento di fatto di tutti i simboli dell’unità nazionale.

Già dopo l’unificazione sotto la bandiera sabauda del 1861 il vessillo dei Savoia era malvisto al Sud.

Poi il Sud, che un tempo fu borbonico, si fece savoiardo e si appropriò del vessillo e della monarchia. Negli anni Cinquanta Napoli era un continuo sbandieramento di tricolori, ma con i simboli della famiglia reale in esilio ed era comune sentire per strada saluti come «Dio ci salvi e salvi il re».

Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ne fece una missione personale, in parte ben riuscita: riportare il tricolore e il patriottismo in mezzo al popolo e rendere più amichevole la storia insanguinata.

Ciampi faticò molto a rilegittimare il disperso spirito nazionale, sia di destra che di sinistra, nel tentativo di chiudere anche la seconda guerra civile, scatenata dai neofascisti dalle cosiddette “brigate rosse” (quelli che, una mattina, un colpo alla nuca e bella ciao) che aveva insanguinato l’Italia a partire dalla bomba di piazza Fontana a Milano.

E bisogna ricordare, visto che l’oblio è sempre più fitto, l’eccidio dei partigiani monarchici di Giuseppe Cordero di Montezemolo con tutto il suo Stato maggiore, che furono trucidati dai tedeschi insieme ai trozkisti di Bandiera Rossa, nemici acerrimi dei partigiani comunisti. E, per far numero, tutti gli innocenti romani ebrei cacciati come cani nei vicoli.

Durante le elezioni politiche del 1948 – quando vinse la Democrazia Cristiana contro il Fronte Popolare, tutto diventò convulso e intriso di retorica.

Il Tricolore veniva sempre meno sventolato dalle due parti che non smettevano di essere in guerra. Fino agli anni Sessanta oltre a un cospicuo partito neofascista come il Msi esisteva anche un robusto partito monarchico. Mezzo di qua e mezzo di là perché il re aveva fatto arrestare Mussolini e la saga continuava a bandiere allora sgualcite.