Chiara Colosimo, Fdi, presidente della commissione Antimafia, a tutto campo dopo la relazione di ieri sui dossieraggi.
Caso Striano, e altri casi tra cui Equalize, dimostrano che esiste "un problema dossieraggi"?
"I fatti analizzati complessivamente dalla Commissione relativi al caso Striano mostrano che non siamo di fronte a episodi isolati, ma a un problema sistemico. L'uso distorto delle informazioni riservate è stato reso possibile da un assetto di controlli fragile e inefficace. L'Italia ha un problema con i dossieraggi, ma in generale il tema della gestione di dati personali e riservati è un tema che deve essere sempre più attenzionato dalla politica".
Quali le conclusioni della sua relazione di ieri?
"La relazione accerta che il caso Striano non è avvenuto nonostante il sistema dei controlli, ma proprio a causa della sua debolezza. Vuoti di vigilanza, responsabilità non definite, carenze tecniche, confusione di competenze, sovrapposizione tra catene gerarchiche e funzionali, l'evidente mancata percezione del rischio tecnologico hanno prodotto un contesto nel quale la violazione non era accidentale, ma strutturale".
Si è fatto un gran parlare dell'ipotesi che la sua Commissione prendesse in mano anche il caso Bellavia. Ma c'è anche l'ipotesi di una Commissione ad hoc.
"Non si può escludere che le vicende aperte e connesse a questa avranno bisogno di un approfondimento, ma nello specifico del caso Bellavia avendo ricevuto una richiesta formale in ufficio di presidenza, mi sono riservata un approfondimento per comprendere se la vicenda in oggetto sia riferibile anche a dati provenienti da sistemi informativi e banche dati in uso agli uffici giudiziari e alle forze di polizia, come previsto dalla legge istitutiva".
Rispetto a Striano, ci sono responsabilità attribuibili alla procura antimafia ai tempi della gestione di Cafiero De Raho? Nella sua relazione, è emerso qualcosa di plateale? Lei aveva parlato di traffico organizzato di dati.
"L'onorevole De Raho non è indagato. Ho dedicato, però, un intero capitolo della relazione alle responsabilità interne alla DNAA. I casi Lega e Siri sono scritti. La sue responsabilità istituzionali appaiono evidenti. E anche quando è stato più volte sentito dalle procure, con i suoi non ricordo, ha manifestato la sua totale non conoscenza o omissione di quanto avveniva nell'ufficio da lui diretto poiché il dato più rilevante emerso è la vulnerabilità del sistema: un assetto che ha consentito l'esfiltrazione dei dati e, soprattutto, ha reso impossibile ricostruirne la destinazione".
Ha tratto qualche conclusione sui mandanti di tutti questi casi di dossieraggio? Con i distinguo, ovviamente.
"Pur non avendo indicato i nomi dei mandanti, anche per rispetto dei lavori dell'autorità giudiziaria, nella relazione emergono elementi sufficienti a individuare ambienti e contesti ai quali quelle informazioni risultavano utili. Certificando che il dossieraggio rispondeva a interessi esterni concreti".
Siamo oltre la metà della legislatura. Ci traccia un primo, e per forza di cose parziale, bilancio della sua presidenza?
"Penso di essermi spesa al massimo in tutti i filoni d'inchiesta che hanno riguardato i lavori della Commissione antimafia. Posso affermare di non essermi tirata indietro anche quando si è trattato di fare scelte dolorose e umanamente devastanti. Mi sono sottratta ad interviste per estremo interesse istituzionale, ma mai ad una telefonata a una vittima o a un approfondimento con una forza di polizia e un magistrato. L'antimafia è un mondo complesso, ma che ti travolge con il suo carico di dolore e speranza. Il dolore di chi ha perso per mano mafiosa un figlio, un padre, una madre, la speranza delle donne e dei bambini che hanno scelto di sottrarsi a quella stessa mano mafiosa. C'è ancora molto da fare, io continuerò a lottare per quella verità che, molte volte, si nasconde semplicemente nella miseria umana".

