Nel diritto penale italiano, l'occultamento di cadavere è un delitto contro la pietà dei defunti. Nel giornalismo progressista l’occultamento di notizia, specie se riguardante il terrorismo, è un delitto contro la pietà dei lettori. Ma soprattutto contro la verità. Perché è innegabile che nel nostro Paese esista un problema che non può essere liquidato come un'invenzione della politica o una suggestione mediatica. Lo hanno detto, solo per citare alcuni esempi, la premier Meloni e il ministro dell’Interno Piantedosi. Lo hanno scritto nero su bianco i magistrati nelle loro ordinanze. Lo testimoniano le indagini delle procure e delle forze dell’ordine. Lo abbiamo visto a Modena, a Reggio Emilia, e ora a Milano. Episodi diversi tra loro, ma accomunati da un filo rosso che sarebbe irresponsabile ignorare: il rischio della radicalizzazione islamista e il tentativo di reclutare giovani da coinvolgere in progetti terroristici.
Eppure, una parte dell’informazione continua a trattare queste notizie con una cautela che spesso sfocia nella minimizzazione. Basta osservare lo spazio riservato al 21enne di origine marocchina arrestato ieri in Brianza e che, secondo gli inquirenti, era pronto a colpire come El Koudri ha colpito a Modena, avendo manifestato una «vera adesione al progetto criminale dello Stato islamico». Un'accusa gravissima, supportata da un'indagine che ha portato all'intervento preventivo delle autorità prima che potesse verificarsi il peggio.
Oggi, sfogliando i principali quotidiani nazionali, si fatica a trovarne traccia. Né il Corriere della Sera, né La Stampa, né Repubblica, né Il Fatto Quotidiano, né Il Messaggero hanno ritenuto opportuno metterla in prima pagina. Semplicemente assente. Per carità, all’interno dello sfoglio la notizia c’è. Ma è come se non ci fosse. Il quotidiano di via Solferino l’ha relegata a pagina 20 dedicandole appena nove righe in un piccolo box. Scelta simile per La Stampa. Repubblica l’ha collocata in basso nella stessa sezione, concedendole qualche riga in più. Che strano. Stupidi noi che pensavamo che il terrorismo, l’allarme radicalismo e il proselitismo giovanile fossero piaghe da curare, oltre che notizie da raccontare. Probabilmente eravamo assenti durante le lezioni di giornalismo.

