Prima di Donald Trump potè Elon Musk. Come un supereroe, che sfida dittature e censura, il paladino del free speech - la libertà di espressione - arriva in soccorso degli iraniani a cui il regime ha imposto il bavaglio. Musk lo fa addirittura prima del presidente americano, ma con la sua benedizione, per aiutarli ad aggirare il blocco di Internet imposto dagli ayatollah dall'8 gennaio, una settimana fa. Come avvenuto in Ucraina, il cavaliere Elon da martedì offre gratis il suo sistema web satellitare Starlink. Perché le guerre, si sa, non si combattono ormai solamente a colpi di bombe e droni. Nell'epoca della comunicazione in tempo reale, le rivolte più che mai hanno bisogno di connessioni veloci e i manifestanti hanno necessità di raccontarsi oltreconfine per calamitare solidarietà e sostegno. Servono armi senza fuoco, messaggi veloci che chiamino a raccolta la folla, foto e video a testimoniare la brutale repressione, contatti con il mondo per cercare l'aiuto della comunità internazionale. Lo sa bene Teheran, che non ha mai autorizzato Starlink e che da giugno scorso, dopo la guerra dei 12 giorni con Israele, ha espressamente messo al bando il sistema di Internet satellitare di Musk, pena il carcere e la condanna a morte nei casi considerati di spionaggio a favore di Stati Uniti e Israele.
Non è un caso che, mentre spara brutalmente sui manifestanti, il regime apre contemporaneamente la caccia ai kit e alle antenne paraboliche Starlink, circa 50mila in Iran secondo le stime dell'attivista per i diritti umani e digitali Mahsa Alimardani, origini iraniane. Nelle ultime ore l'intelligence di Teheran ha annunciato il sequestro di un ampio carico di quelle attrezzature nelle regioni di confine e da qualche giorno tenta di disturbare il segnale internet con attività di jamming, interferenze intenzionali per impedire che le immagini degli orrori contro i civili raggiungano il mondo. Missione mancata. Perché Musk ha affinato le sue armi. Come ha raccontato Shervin Pishevar, imprenditore iraniano-americano amico del miliardario, investitore della prima ora in Space X e promotore dell'ingresso in Iran del web satellitare, ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Starlink è sbarcato in Iran nel 2022, l'anno delle rivolte "Donna, vità, libertà" per la morte di Mahsa Amini. In principio - racconta Pishevar - erano solamente 9 gli iraniani a servirsene. In quell'occasione un team di ingegneri iraniani da tutto il mondo, accompagnati da Pishevar, si è messo al lavoro negli Usa per fronteggiare anche le operazioni di disturbo del regime.
Rafforzati i meccanismi di difesa contro la censura, il mondo può sapere. Non a caso martedì gli iraniani che utilizzano Starlink hanno ricevuto un aggiornamento software per potenziare il segnale ed eludere le interferenze del regime, racconta al Nyt Amir Rashidi, direttore della sezione "diritti digitale" di Miaan Group, organizzazione no-profit per i diritti umani con sede negli Stati Uniti. È grazie a questo scudo che la comunità internazionale ha saputo quello che gli ayatollah volevano nascondere. "È come ai tempi della Rivoluzione del '79 - ha spiegato a Sky News l'imprenditore Pishevar - Mio padre allora era un giornalista e mi ha raccontato che si era aperta la caccia alle audiocassette".
"La libertà di parola è la base di una democrazia funzionante", ha spiegato in passato Elon Musk. "Non ha senso se non permetti alle persone che non ti piacciono di dire cose che non ti piacciono", ha aggiunto. E infatti sul suo social X anche la Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, ha un profilo ufficiale. Che fino a martedì il leader della teocrazia iraniana ha continuato a usare, mentre ordinava di sparare agli iraniani e prolungava lo stop a Internet. Perché, dice qualcuno, la vera libertà di parola è quando anche gli stronzi possono aprire bocca.

