La guerra tra Russia e Ucraina si combatte sempre più sul terreno dell'energia: tra petroliere intercettate, raffinerie colpite e nuove sanzioni, il settore petrolifero russo è diventato uno dei principali fronti dello scontro strategico tra Mosca e l'Occidente. L'episodio simbolo arriva dall'oceano Atlantico, dove la Francia ha intercettato una petroliera sospettata di far parte della "flotta ombra" utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni sul petrolio. La nave, la Tagor, ha navigato sotto falsa bandiera camerunense. Dopo l'abbordaggio da parte della Marina francese, con il supporto britannico, è stata sequestrata e trasferita in Bretagna per accertamenti. Si tratta della quarta operazione di questo tipo condotta da Parigi contro le rotte marittime del greggio russo. La reazione del Cremlino è stata immediata. Il portavoce Peskov ha definito l'operazione "un atto al limite della pirateria internazionale", contestando la legittimità dell'intervento. L'intercettazione della petroliera avviene mentre il rialzo dei prezzi del greggio, favorito dalle tensioni in Medio Oriente, rafforza le entrate energetiche della Russia. Per contenere questi ricavi, l'Ue valuta di mantenere il tetto al prezzo del petrolio russo a circa 44 dollari al barile. Tuttavia, l'efficacia del sistema è limitata dalla "flotta ombra", che trasporta gran parte delle esportazioni, aggirando i controlli occidentali, motivo per cui Bruxelles sta intensificando la sorveglianza sulle petroliere sospette.
Mentre l'Europa cerca di colpire le entrate petrolifere russe attraverso sanzioni e controlli sulle esportazioni, l'Ucraina prende di mira direttamente le infrastrutture energetiche. A maggio sono stati registrati almeno 30 attacchi contro siti petroliferi, inclusi 16 raid contro raffinerie strategiche come quelle di Yaroslavl, Perm, Nizhny Novgorod e Volgograd. La pressione si riflette nei dati: la raffinazione russa è scesa ai minimi dal 2009, con una produzione in calo del 13 per cento su base annua. Le conseguenze iniziano a riflettersi anche sul mercato interno russo, con razionamenti di carburante in Crimea e nuove restrizioni all'export. Alcuni funzionari avrebbero avvertito il Cremlino dei rischi legati a una spesa militare sempre più onerosa. E per il Commissario europeo per la difesa Kubilius "Putin perde ed è disperato". L'avanzata russa di fatto rallenta, mentre proseguono gli attacchi con droni tra le due parti. Zelensky, che punta alla fine guerra entro novembre, rivendica la capacità di Kiev di mantenere l'iniziativa grazie a tecnologie innovative. Sul piano diplomatico, si registrano progressi nel percorso europeo di Ucraina e Moldavia e nuovi contatti sulla sicurezza della centrale di Zaporizhzhia.

