La riforma delle pensioni continua a essere raccontata come una guerra di religione: da una parte la legge Fornero, dall'altra il suo abbattimento. Ma il punto, dopo quindici anni di polemiche, è un altro. La vera domanda non è come smontare la Fornero, bensì come completarla. Perché la legge che nel momento più drammatico della crisi del debito ha messo in sicurezza i conti pubblici, ha certamente introdotto un principio indispensabile di sostenibilità, ma ha lasciato aperta una questione altrettanto decisiva: la libertà dei cittadini. In quale altro ambito della vita economica una persona che ha versato contributi per quarant'anni si sente dire dallo Stato che non può scegliere quando smettere di lavorare? È questa rigidità ad alimentare frustrazione sociale e a trasformare ogni legislatura nell'ennesima caccia alla deroga. Se il centrodestra vuole davvero mantenere una promessa storica, dovrebbe smettere di inseguire quote, finestre e formule provvisorie e affermare un principio molto più semplice: uscita libera, assegno commisurato a quanto effettivamente maturato. Chi vuole andare in pensione prima dei 67 anni deve poterlo fare senza chiedere il permesso alla politica, purché si assuma integralmente il costo della propria scelta. Sarebbe una rivoluzione liberale prima ancora che previdenziale. Non un favore pagato a debito dalle generazioni future, ma un'assunzione di responsabilità individuale. Naturalmente esiste il vincolo dei conti pubblici, che il ministero dell'Economia, l'Inps e la Ragioneria hanno il dovere di difendere. Ed è giusto che ogni ipotesi venga verificata con rigore, anche alla luce di una contabilità della spesa pensionistica che forse merita maggiore trasparenza tra costi lordi e risorse che rientrano nelle casse dello Stato. Proprio per questo la soluzione non può essere l'ennesima stagione di pensioni anticipate scaricate sui contribuenti di domani. La strada è un'altra: separare una volta per tutte la sostenibilità dalla coercizione. Lo Stato garantisce l'equilibrio del sistema; il cittadino decide quando uscire. Se la Lega, che sta studiando il problema come ci racconta il nostro Gian Maria De Francesco, riuscisse davvero a costruire un meccanismo tecnicamente inattaccabile di flessibilità contributiva a partire dai 64 anni, non avrebbe sconfitto la Fornero. Avrebbe fatto qualcosa di più intelligente: avrebbe trasformato una legge nata nell'emergenza in una riforma finalmente compatibile con una società libera.
Una rivoluzione liberale
Scritto il 02/06/2026
da Osvaldo De Paolini

