Dodici ore di paura e di attesa e 53 persone mobilitate per salvare Nicolò Astori, uno speleologo ventenne della zona del Finalese ligure, rimasto bloccato a 120 metri di profondità domenica pomeriggio nella grotta dei Cinghiali Volanti, sulle montagne di Garessio, in provincia di Cuneo. Nicolò è stato estratto vivo alle 5,40 di ieri mattina, dopo una notte lunghissima, provato ma in buone condizioni di salute ed è stato affidato ai sanitari e trasferito all'ospedale di Mondovì per i controlli.
Il giovane era rimasto bloccato con una gamba sotto un grosso masso - del peso stimato tra 150 e 200 chilogrammi - che si era staccato al suo passaggio, nel corso di un'escursione all'interno di una delle cavità dell'area carsica Rocca d'Orse, in Val d'Inferno, zona molto frequentata da squadre speleologiche per attività di ricerca e di esplorazione. I compagni di Nicolò non sono riusciti a liberarlo e sono risaliti per dare l'allarme. Immediatamente sono scattate le operazioni di salvataggio del giovane, fortunatamente sempre vigile e in grado di collaborare con i soccorritori. Sul posto si sono portati con le ore 53 tecnici del Soccorso alpino e speleologico provenienti da diverse regioni d'Italia per contribuire a una missione apparsa subito piuttosto complicata. Una volta che alcuni speleologi specializzati hanno raggiunto Nicolò, è apparso chiaro che l'operazione necessaria fosse lo spostamento del masso. «Per sollevare il masso che bloccava la gamba dello speleologo - spiega Daniele Fontana, vicepresidente regionale del Soccorso Alpino e Speleologico del Piemonte - è stata utilizzata una tecnica innovativa, finora usata solo durante le esercitazioni: si tratta di una serie di materassini pneumatici, che hanno permesso di spostare gradualmente la pietra, fino a liberare l'arto».
Una volta liberato il giovane ligure, lo sforzo successivo è stato l'allestimento all'interno della grotta di un piccolo campo sanitario per consentire al personale medico e sanitario del Cnsas di effettuare una valutazione approfondita delle condizioni del superstite. Per fortuna il quadro clinico è apparso piuttosto buono, al netto delle lesioni alla gamba intrappolata, ciò che ha consentito a Nicolò di tornare in superficie con le sue gambe anche se con l'assistenza dei soccorritori e di evitare il trasporto in barella. «Se avessimo dovuto utilizzare la barella - nota Fontana - sarebbero occorsi due o tre giorni, probabilmente, per allargare alcuni stretti passaggi». In totale l'operazione è durata invece dodici pur se lunghissime ore.
Un'operazione di successo che suscita l'ammirazione di Fontana: «In pochissimo tempo siamo riusciti a radunare una squadra di soccorso composta da decine di elementi, e grazie alla disponibilità di Azienda Zero Piemonte, soccorritori e materiale sono stati trasferiti in zona rapidamente. Tutte le forze dell'ordine, oltre a Prefettura e Questura, hanno risposto con rapidità alle diverse richieste e necessità, permettendo così di intervenire con velocità ed efficacia». Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, esulta: «Un'operazione incredibile, di successo, di coraggio in un contesto altamente rischioso, di competenza, preparazione e professionalità di cui dobbiamo andare tutti orgogliosi».

