Uno dei dodici ragazzi rimasti feriti nella strage di Crans-Montana e ricoverati al Niguarda di Milano è stato trasferito al Policlinico nella tarda mattinata di ieri. Uno spostamento frutto di riflessioni, consultazioni e bollettini che punta a garantire "la più alta qualità di cura a tutti i ragazzi coinvolti in questa terribile tragedia". Il giovane, che non è tra quelli con una maggiore superficie corporea ustionata, soffriva già precedentemente di asma: l'essere sopravvissuto al rogo la notte di Capodanno gli ha provocato gravi problemi polmonari. "Il paziente soffre di una grave insufficienza respiratoria - spiega l'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso - occorre che sia sottoposto a procedure specifiche per questo tipo di problematica".
E il Policlinico di Milano è, infatti, il centro coordinatore nella gestione della sindrome da insufficienza respiratoria acuta e grave e possiede un'elevata esperienza clinica nell'Ecmo (Extra Corporeal Membrane Oxygenation), esperienza ulteriormente affinata durante la pandemia da Covid. La "macchina cuore polmone", come viene definita in gergo, è una metodologia grazie alla quale il sangue viene prelevato dal corpo, ossigenato artificialmente e poi reimmesso, permettendo ai polmoni danneggiati di riposarsi e guarire mentre l'Ecmo supporta la funzione respiratoria. È considerato un trattamento salva vita. I pazienti che hanno subito grandi ustioni possono avere bisogno di questo supporto da un lato per l'effetto tossico del fumo inalato, dall'altro per la possibile sovrapposizione di complicanze infettive.
In Lombardia le Terapie Intensive che gestiscono l'Ecmo per insufficienza respiratoria oltre al Policlinico di Milano, che è centro di coordinamento, sono l'ospedale San Gerardo di Monza, il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il Policlinico San Matteo di Pavia e il San Raffaele di Milano. In Italia più di 1.300 pazienti con insufficienza respiratoria sono stati trattati con Ecmo nel decennio precedente al 2019. In Lombardia attualmente vengono trattati tra i 60 e i 70 pazienti l'anno.
"Esistono due tipi di Ecmo: una viene usata nei pazienti che hanno bisogno di un supporto respiratorio e l'altra per chi soffre di insufficienza cardiaca, choc cardiogeno o arresto cardiaco - spiega Giacomo Grasselli, anestesista rianimatore e direttore del Dipartimento Area Emergenza urgenza del Policlinico - è una tecnica piuttosto avanzata che viene utilizzata sui pazienti resistenti ai trattamenti più convenzionali, e solo in centri molto specializzati. La durata del supporto è molto variabile".

