I consapevoli. Domanda: con tutto quello che avviene nel mondo si può stare appresso alle diatribe, alle miserie nazionali racchiuse su una parola contenuta in una mozione parlamentare? Il ministro della Difesa Guido Crosetto alza le mani e offre una risposta perentoria e scoraggiata: "No, non si può stare appresso a tutto questo. Proprio no!". Manca il buonsenso in pezzi di destra e in pezzi di sinistra. Basta pensare ai dubbi amletici del Pd. Qualche giorno fa dopo aver criticato Maduro il partito della Schlein, stigmatizzando la prova di forza di Donald Trump che ha gettato giù dal trono il dittatore, si è ritrovato indirettamente a prenderne le parti. Ieri, di nuovo, il "campo largo" si è diviso sul documento bipartisan di solidarietà al popolo iraniano perché i grillini si sono astenuti pretendendo una condanna preventiva di un possibile "intervento militare americano". Hanno una visione del mondo solo in "bianco e nero". Poi ci sono anche a sinistra quelli che non sono affetti né da miopia, né da presbiopia ma sono pochi. C'è Gianni Cuperlo (nella foto), ad esempio, che propone un punto di vista sensato sulle tragedie globali. "Il Venezuela come l'Iran - osserva - pongono un concetto etico: qual è la soglia di male possibile per ottenere una quota di bene?".
Gli inconsapevoli. La "soglia di male" necessario per raggiungere "il bene" purtroppo non c'è per chi pretende di salvare l'Ucraina dall'aggressione russa senza un appoggio militare. O, ancora, chi è convinto che i regimi che si mettono sotto i piedi i diritti dei popoli, che assassinano i loro cittadini debbano cadere solo per consunzione. Ad esempio per due giorni la maggioranza si è confrontata sulla presenza dell'espressione "militare" nella mozione che sarà votata oggi alla Camera che proroga l'appoggio a Kiev. Parole sempre presenti nel documento solo che la Lega voleva rendere pubblico una sorta di dissenso. "La mozione - sbotta il braccio destro di Crosetto, Matteo Perego - non può non ricalcare il decreto che contiene gli aiuti militari. Come contieni l'avanzata russa senza l'equipaggiamento militare? La verità è che noi non abbiamo la cultura della difesa che hanno gli altri paesi europei". Forse è anche peggio: da noi le tragedie diventano palestre di propaganda politica. Il ministro Ciriani per carità di patria riduce la questione ad un problema lessicale: "puro nominalismo ma il nome non è sostanza". Il capogruppo di Forza Italia Barelli a un problema familiare: "Dovevamo dire che non eravamo d'accordo per dire domani che siamo uniti. È come nelle famiglie in cui il marito va a letto con la cameriera ma poi c'è la foto con tutti abbracciati per la festa di compleanno". Più concreto il compagno di scuola di Matteo Salvini, il leghista Igor Iezzi: "noi lo votiamo. Magari c'è l'incognita Vannacci ma in quel caso il dissenso si conterrebbe sulle dita di una mano". Insomma, una sceneggiata solo che domani fuori Montecitorio ci sarà "il team" di Roma del generale a manifestare contro il governo.
A sinistra è anche peggio. Ieri c'è stata l'astensione dei grillini sull'Ucraina. Venerdì la coalizione si ricomporrà nella manifestazione di piazza in favore degli oppositori degli Ayatollah. Da qui a tre giorni però incombe il possibile intervento americano che potrebbe far ritrovare un pezzo di quella manifestazione in una posizione speculare a quella del regime iraniano contro Donald Trump. Il ripetersi del copione che ha accompagnato la fine di Maduro. Nessuno scorge là dentro "la soglia di male" necessaria per liberare un popolo. Nell'eventualità un intervento americano, infatti, la condanna è già scontata nel cerchio stretto di Elly Schlein. "Siamo per la pace" è il giuramento dell'ideologo Igor Taruffi, detto Tarufenko. Mentre il vicesegretario Provenzano non ha dubbi: "Siamo contrari". Al solito per essere "testardamente unitario" il Pd rischia di ritrovarsi a rimorchio dei 5stelle e magari di Maduro e degli Ayatollah. I grillini non lasciano margini semmai parlano d'altro. "Chi ci accusa di presunte vicinanze con regimi e dittatori - accusa Ricciardi - nasconde le sue complicità con il genocidio del popolo palestinese". O vedono il mondo alla rovescia come Virginia Raggi: "Meloni sta con Trump quando non dovrebbe (l'attacco al Venezuela) e non sta con lui quando dovrebbe (nel tentativo di fermare la guerra in Ucraina)".
L'unica concessione per difendere una posizione indifendibile è alzare la voce. Come il piddino Stefano Graziano. "Io Maduro e ancor prima gli Ayatollah - quasi grida - li ho sempre schifati, sono monnezza. Ma senza il multilateralismo dove andiamo?". Purtroppo, lo dico cento volte, il mondo è cambiato. C'è bisogno di una "soglia di male per avere una quota di bene", per citare il filosofo Cuperlo. Altrimenti si è inconsapevoli. "Il diritto internazionale, 50 anni in Iran e 13 in Venezuela - è la laconica constatazione di Matteo Perego - non ha garantito il diritto dei popoli".