La Danimarca si prepara alla guerra: piano per mobilitare 180mila riservisti

Scritto il 02/06/2026
da Marco Pizzorno

Nuovo assetto per la difesa danese: servizio di leva prolungato, riserva su larga scala e obiettivo di una capacità mobilitabile fino a 180.000 effettivi nei prossimi anni

Nel quadro del rafforzamento delle politiche di difesa in Europa settentrionale, la Danimarca sta lavorando a una revisione profonda del proprio sistema militare, con un ritorno a una logica di mobilitazione su larga scala. Il modello richiama in parte l’impostazione adottata durante la Guerra Fredda, quando la capacità di espandere rapidamente le forze armate era considerata un elemento chiave della deterrenza. L’obiettivo è costruire un sistema più flessibile, in grado di passare da una struttura ridotta in tempo di pace a una forza significativamente più ampia in caso di crisi o conflitto prolungato.

Cosa sappiamo

Secondo quanto emerge dall’analisi, il fulcro della riforma è rappresentato dall’estensione del servizio di leva fino a 11 mesi, al termine dei quali i coscritti vengono inseriti in un sistema di riserva operativa. Il flusso annuale previsto è nell’ordine delle 13.000 unità, destinate a costituire progressivamente un bacino ampio di personale già addestrato.

Questa riserva non si limita ai primi anni successivi al servizio, ma si estende fino ai 65 anni di età, includendo ex militari e personale con esperienza pregressa. In prospettiva, il modello punta a raggiungere una capacità complessiva di mobilitazione fino a circa 180.000 individui, privilegiando la disponibilità di risorse umane già formate rispetto a un incremento strutturale delle forze permanenti.

Aggiornamento periodico e mantenimento della prontezza operativa

Per garantire la tenuta del sistema nel tempo, è previsto un meccanismo di richiami ciclici, con periodi di aggiornamento compresi tra i 10 e i 15 giorni nel corso dei primi dieci anni successivi al servizio attivo. L’obiettivo è evitare la dispersione delle competenze acquisite e assicurare un livello minimo di interoperabilità operativa.

Il modello combina quindi obbligatorietà della formazione iniziale e mantenimento della riserva su lungo periodo, con un progressivo ampliamento del coinvolgimento delle nuove generazioni e un’estensione della coscrizione anche alla componente femminile.

Evoluzione della leva e proiezione delle capacità al 2040

Le pianificazioni a medio-lungo termine indicano un incremento graduale del numero di coscritti, fino a circa 13.000 unità annue entro il 2035. In parallelo, la consistenza delle forze attive è destinata a crescere fino a circa 40.000 militari entro il 2040, sostenuta da un bacino di riserva ampio e strutturato.

Secondo gli analisti si consolida così un modello di difesa basato su una mobilitazione diffusa, in cui il baricentro non è rappresentato da un esercito permanente di grandi dimensioni, ma dalla capacità di attivare rapidamente una massa significativa di personale addestrato in funzione delle esigenze operative.