Con l’inserimento dell’MQ-25A Stingray nel bilancio federale per l’anno fiscale 2026, la U.S. Navy avvia una trasformazione silenziosa ma profonda del modello operativo delle proprie portaerei. Il primo velivolo senza pilota progettato per il rifornimento in volo da ponte non è più una promessa tecnologica, bensì una scelta strutturale che incide sulla capacità degli Stati Uniti di proiettare potenza aeronavale su distanze sempre maggiori. In un ambiente di sicurezza internazionale sempre più strutturato intorno a logiche di competizione strategica
tra grandi potenze e dal rafforzamento delle difese anti-accesso, l’autonomia operativa torna a essere un fattore decisivo.
Cosa sappiamo
L’MQ-25A nasce da un lungo processo di ripensamento delle priorità aeronavali statunitensi. Dopo anni di studi su droni imbarcati con funzioni di attacco o sorveglianza, la Marina ha scelto di concentrare gli sforzi su una missione meno appariscente ma strategicamente essenziale: il rifornimento in volo. Per decenni questo compito è stato svolto dai caccia F/A-18 Super Hornet, sottraendo risorse preziose alle missioni di combattimento e accelerando l’usura delle cellule.
La decisione di affidare tale funzione a una piattaforma senza pilota ha consentito di razionalizzare l’impiego dell’ala aerea imbarcata. Con l’avvio della produzione iniziale previsto dal piano FY2026, lo Stingray entra a pieno titolo nella pianificazione delle portaerei statunitensi, confermando la volontà di rendere strutturale l’integrazione dei sistemi unmanned nelle operazioni navali.
Più raggio d’azione, meno vulnerabilità
Progettato per operare dalle portaerei di classe Nimitz e Ford, l’MQ-25A è in grado di trasferire grandi quantità di carburante a centinaia di chilometri dalla nave madre, estendendo sensibilmente il raggio d’azione dei caccia e degli assetti di supporto. Il drone utilizza tecnologie già collaudate, sia nei sistemi di lancio e recupero sia nelle apparecchiature di rifornimento, facilitando l’inserimento nel dispositivo esistente.
Il controllo resta saldamente nelle mani dell’uomo, attraverso una rete di stazioni navali e terrestri che consente pianificazione e supervisione continua delle missioni. La Marina ha scelto un approccio graduale, evitando accelerazioni eccessive, consapevole che l’affidabilità operativa è il presupposto indispensabile per qualsiasi ulteriore evoluzione.
Il messaggio strategico oltre la tecnologia
Al di là degli aspetti tecnici, l’MQ-25A rappresenta un segnale politico e strategico. Estendere il raggio d’azione delle portaerei significa rendere più complessa la pianificazione dei potenziali avversari e rafforzare la deterrenza statunitense in aree marittime contese. Allo stesso tempo, l’investimento nei droni imbarcati dimostra la volontà di mantenere la portaerei al centro dello strumento militare americano, adattandola alle nuove condizioni del confronto globale.
In questo senso, lo Stingray non è soltanto un nuovo velivolo, ma l’anticipazione di un modello operativo in cui sistemi con e senza pilota operano in modo complementare. Un’evoluzione che ridefinisce il futuro della potenza aeronavale statunitense e conferma come l’innovazione, anche quando poco visibile, possa produrre effetti strategici di lungo periodo.